Berlinguer: “eurocomunismo”, “nuovo socialismo” e “terza fase del movimento operaio” - La materia (vera) del contendere
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- Scritto da Paolo Ciofi
- Categoria: Ciofi, scritti e interventi
Non si trattava di castelli in aria, né di buoni propositi da rinviare ad altra epoca storica. Allora, tra gli anni sessanta e settanta del 900, questa era la reale materia del contendere nella lotta politica e sociale. E oggi, pur in presenza di condizioni storiche completamente diverse, chi voglia rispondere sul serio alla vera questione dirimente posta da Luciano Gallino nel suo ultimo libro - «se la politica la fa il capitale, come si può far politica per opporsi al capitale» e metterlo sotto controllo - troverà nei pensieri lunghi di Berlinguer e nello studio del suo modo di concepire e praticare la politica alcune preziose chiavi di metodo. Non per contrastarsi in vertenze verbali insignificanti. E neanche per mettere a posto la propria coscienza. Ma per incidere con la lotta nella realtà e aprire le porte alla speranza, a un cambiamento che guardi avanti: verso inediti traguardi di liberazione umana.
Proprio su questi aspetti noi dovremmo ragionare con maggiore intensità e costanza. Seguendo il filo rosso che lega le varie fasi della direzione politica di Berlinguer alla guida del Pci, un quindicennio di ferro e di fuoco, di grandi mutamenti e tensioni nello scacchiere interno come in quello internazionale. Dove il segretario del Pci giocò un ruolo molto spesso di primo piano, sia nella fase del moto di liberazione dei popoli del terzo e quarto mondo dal dominio imperialista, sia durante la controffensiva liberista nel pianeta spaccato in due dalla guerra fredda. Mentre andava prendendo corpo la rivoluzione elettronica, supporto tecnico decisivo della globalizzazione finanziaria del capitale, e nel campo guidato dall’Unione sovietica i ripetuti interventi militari segnalavano uno stato di instabilità e di difficoltà crescenti.
Già nel 1969, con il discorso conclusivo del XII congresso del Pci che lo elegge vice-segretario del partito, un vero e proprio manifesto politico di grande respiro, Berlinguer delinea il progetto strategico cui non verrà mai meno, pur arricchito di diverse intuizioni teoriche e attraversato da passaggi tattici talora controversi e contrastati. Muovendo dalla constatazione che «più pressante si fa la necessità di una radicale trasformazione della società per soddisfare i bisogni di benessere e di libertà di tutti gli uomini e di tutti i popoli», Berlinguer osserva che l’area della lotta per il socialismo si estende ben oltre i confini dell’Unione sovietica e dei Paesi socialisti. «Un movimento internazionalista, rivoluzionario» - precisa - deve portare avanti «infinite altre esigenze affinché possa unificare tutte le forze in un sistema differenziato, dinamico, universale». Dunque, c’è bisogno di un nuovo internazionalismo che tenga conto dei grandi mutamenti in corso nel mondo.
In Italia - e questo è un aspetto cruciale della sua analisi non sempre giustamente valutato a mio parere, che dà conto della portata della posta in gioco - si profila, come mai dopo la liberazione, «la necessità e la possibilità di realizzare un grande passo avanti sulla via della trasformazione democratica e socialista del nostro Paese». Lo scontro è ravvicinato, sotto la pressione di imponenti lotte di massa, operaie e studentesche. Perciò è necessaria una connessione organica tra visone strategica e gestione della tattica. Dice infatti Berlinguer: «In questo avvicinamento tra problemi di strategia e problemi di direzione pratica sta una delle particolarità più appassionanti dell’attuale situazione».
Essenziale è non smarrire mai - sottolinea - «il processo complessivo» e la visione della «lotta per il socialismo come un’avanzata non lineare, ma assai complessa, aspra e articolata». In cui la democrazia rappresentativa si arricchisca anche di diverse forme di democrazia diretta. E in cui il Pci, rinnovandosi, sappia guardare «a realtà democratiche e anche rivoluzionarie che vanno oltre il partito comunista», in particolare ai giovani e ai movimenti giovanili, che scoprono il socialismo per altre vie. In definitiva, un percorso «di grandi e ampie lotte di classe e politiche e di una conseguente difesa e attuazione del sistema politico delineato nella Costituzione repubblicana».
I contrasti nel movimento comunista internazionale sono forti, in particolare tra i sovietici e i cinesi. Ma niente scomuniche e anatemi, sostiene Berlinguer. Un nuovo internazionalismo si costruisce solo se l’autonomia e l’indipendenza di ogni partito sono totali e garantite: questa è la sua ferma convinzione. E questo significa che non possono esservi né un partito né uno Stato guida, di cui gli altri siano satelliti. La situazione in campo occidentale è in grande movimento, mentre si va profilando la vittoria del Vietnam sul Golia a stelle e strisce. Alla cancellazione del Gold Standard da parte degli Usa nel 1971, che consente al dollaro di fluttuare come moneta di riferimento internazionale, fanno seguito nel 1973 la crisi petrolifera e il golpe fascista in Cile con la copertura americana, che pone fine al governo democraticamente eletto di socialisti e comunisti guidato da Salvador Allende.