La Costituzione, coalizione sociale e coalizione politica
Forma e sostanza della nostra Carta fondamentale non possono essere disgiunte, come insegnano illustri costituzionalisti. E non è pensabile che la Costituzione possa essere difesa e applicata sul terreno dei diritti civili e politici mentre vengono distrutti i diritti sociali e del lavoro, la vera conquista storica che va oltre l'impianto liberale dello Stato democratico. L'indivisibilità dei diritti, un principio fondamentale non sempre riconosciuto, emerge del resto con tutta evidenza nello svolgersi della crisi dalle stesse iniziative del governo, che insieme al Jobs Act produce una legge elettorale con la quale una minoranza residuale del corpo elettore si trasforma in maggioranza assoluta nel Parlamento. D'altra parte, se vogliamo che la lotta per la Costituzione e la sua attuazione esca dal perimetro delle battaglie pur meritorie degli specialisti per diventare un fatto di massa, è indispensabile concentrare l'attenzione, oltre che sui principi fondamentali (artt.1-12), soprattutto sul titolo III, riguardante le relazioni economiche e i diritti sociali (artt. 35-40).
In conclusione, si scopre oggi in tutta la sua interezza la contraddizione lacerante e distruttiva in cui da tempo vive il Paese. «Come può l'intervento della politica dare spazio al lavoro - osservavo nel 2011 - ed esercitare un controllo sul capitale, se i portatori di interessi offesi e contrapposti a quelli del capitale [...] sono privi degli strumenti della politica? E come può reggersi una repubblica fondata sul lavoro se i lavoratori non hanno alcun peso politico?». «La repubblica democratica è stata disancorata dal suo fondamento e sta andando alla deriva. Eliminato il principio coesivo del lavoro l'Italia ha perso la forza propulsiva del suo rinnovamento, ed è destinata a declinare in uno stato di crisi permanente. L'alternativa è un ferreo regime autoritario, incardinato sulla dittatura del capitale» (La bancarotta del capitale e la nuova società, Editori Riuniti, pp. 166-67).
Oggi, alla luce del contesto internazionale e interno, con milioni di diseredati che premono ai nostri confini mentre l'Europa si blinda mostrando il viso delle armi e moltiplicando i pericoli di guerra, quella contraddizione appare ancora più profonda. Chi ci governa ha messo sfrontatamente i piedi nel piatto, e per rovesciare la tendenza in atto non basta certamente un'opposizione che agisce solo nel sociale. Occorre un'alternativa strategica sul terreno politico, sorretta da un ampio blocco sociale. In questa ottica bisognerebbe approfondire in tutte le sue implicazioni la categoria dello «Stato monoclasse», recuperata di recente da Stefano Rodotà (Micromega del 17 marzo 2015). Come pure l'osservazione di Michele Prospero ripresa da Tocqueville, secondo cui quando gli affari politici «vengono trattati fra i membri di un'unica classe [...] non è possibile trovare un campo di battaglia su cui i grandi partiti possano farsi la guerra», e «i vari colori dei partiti si riducono a piccole sfumature e la lotta a una disputa verbale» (il manifesto, 4 marzo 2015).
Ecco dunque il centro del problema. La sinistra ha un senso e la costruzione dell'alternativa politica diventa possibile se alla proposta della coalizione sociale si accompagna la costruzione della coalizione politica dei nuovi lavoratori e delle nuove lavoratrici del XXI secolo. In caso contrario, la coalizione sociale e l'alternativa politica sono destinate entrambe al riflusso e al fallimento. Ogni sincero democratico dovrebbe sentire il dovere di misurarsi senza preconcetti nell'impegno di costruire un'ampia e unitaria coalizione politica del lavoro moderno, con caratteristiche popolari e di massa. La parzialità politicamente organizzata sul versante del lavoro è oggi indispensabile per limitare il potere dominante del capitale e perché prevalga davvero l'interesse generale secondo i principi costituzionali. La parte per il tutto: la parte del lavoro perché il patto tra gli italiani sia rispettato. Di più: la coalizione politica del lavoro è condizione ineludibile perché la democrazia possa essere garantita e avanzare verso nuovi sviluppi. Nel segno della libertà e dell'uguaglianza di ogni essere umano, in Italia e in Europa.
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it
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