Costruire la sinistra che non c'è

Nella crisi globale il momento nazionale e il momento internazionale dell'agire politico sono inscindibili, e interagiscono in un rapporto di reciproco condizionamento. Ma se la sinistra si separa dalla società e dal lavoro, che della società costituisce il basamento, in quanto forza produttiva della ricchezza reale insieme alla natura e fattore costitutivo della persona umana, allora ogni discorso sulla sinistra e sull'alternativa politica resta un flatus vocis, una buona intenzione generosa ed encomiabile senza alcun riscontro con la realtà. Porre la questione dell'alternativa politica in termini di scissione del Pd vuol dire non cogliere la sostanza del problema. Oltre che riduttivo, è sbagliato. Se, come argomenta in modo convincente Fassina, una sinistra per l'alternativa in grado di incidere sul corso delle cose oggi non esiste, allora il tema vero all'ordine del giorno è il seguente: come si costruisce la sinistra?

Per rispondere occorre tener conto di diversi elementi, avendo ben presenti gli errori del passato. Come quando nel 2002, per citare un solo esempio, di fronte all'enorme sommovimento sociale promosso dalla Cgil di Cofferati e culminato con l'insuperata manifestazione di popolo al Circo Massimo, da sinistra non venne una risposta che ne accogliesse le istanze sul terreno politico, di contenuti e di rappresentanza. Attenzione: nelle mutate condizioni di oggi, è un errore altrettanto grave guardare con sufficienza e con sospetto alla coalizione sociale promossa da Landini.

Al contrario, una iniziativa che non si propone di dar vita a un partito ma intende unificare sul terreno sociale le diverse forme di lavoro per tutelarne i diritti ed estenderne le tutele, rinnovando al tempo stesso il sindacato confederale ed estendendo le forme di partecipazione democratica nei luoghi di lavoro e nei territori, non può non sollecitare l'interesse attivo, la solidarietà e una costante attenzione da parte di chi dichiara di voler costruire la sinistra. A meno che non si ritenga che la sterilizzazione dei movimenti sociali, e il ripiegamento nella trincea pur necessaria delle regole, siano la condizione migliore per costruire la sinistra politica.

Un ulteriore passo da compiere, mettendo definitamente da parte vecchie e nuove contrapposizioni, distruttivi egoismi e vacui egotismi, è dare vita a luoghi di incontro e di iniziative comuni tra tutti coloro che - espressioni di movimenti sociali e sindacati, di associazioni e formazioni politiche, personalità della cultura e della ricerca - intendono contribuire alla costruzione della sinistra, vale a dire di una soggettività politica che punti a rovesciare il paradigma imposto dai mercati e dal capitale finanziario. Centralmente, attraverso la delineazione di un programma fondamentale per l'Italia e per l'Europa. Localmente, attraverso l'individuazione di piattaforme di movimento e di lotta democratica che uniscano ampi schieramenti, in una continua interazione dal basso e dall'alto.

L'esperienza dell'Altra Europa con Tsipras, praticata in questi mesi, pur con limiti evidenti e con i necessari approfondimenti e arricchimenti, può essere un punto di riferimento utile su entrambi i versanti. In ogni caso, è auspicabile collegare stabilmente le diverse iniziative in corso, anche con momenti di mobilitazione comune, in particolare quelle della coalizione sociale con quelle promosse dal Coordinamento per la democrazia costituzionale.