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Paolo Ciofi. Dopo il voto del 23 novembre: Senza il lavoro non c’è sinistra - Parte 5
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- Scritto da Paolo Ciofi
- Categoria: Politica e Istituzioni
5. È da qui che occorre cominciare per uscire realisticamente dalla crisi. Ma dovrebbe essere a tutti evidente - e oggi non lo è sebbene l'andamento della crisi parli chiaro - che un'operazione di tale portata non si può realizzare se non si costruisce un'ampia e solida coalizione politica di lavoratrici e di lavoratori, vale a dire della maggioranza di coloro che dalla crisi sono colpiti. Questa è l'assoluta priorità alla quale dedicarsi, abbandonando a sinistra vecchi metodi, pratiche inconcludenti e contrapposizioni distruttive. Nella visione e nella pratica della politica non è più rinviabile una rivoluzione copernicana, come già indicava Berlinguer: prima i contenuti e poi gli schieramenti. Ciò significa abbandonare ogni pratica di politica politicante e spostare l'attenzione dalle istituzioni alla società.
Cercare di raggruppare i vari segmenti della sinistra alle prossime scadenze elettorali è il minimo che si possa fare. Ma una coalizione politica del lavoro con caratteristiche popolari e di massa e una sinistra nuova in grado di rappresentare una vera alternativa al potere del capitale finanziario si costruiscono solo se prende corpo un blocco sociale capace di reggere l'urto di forze diverse orientate a colpire la democrazia, che in pari tempo sia in grado di iniziare a percorre la via di un reale cambiamento. Nulla può nascere di tutto questo dagli esercizi verbali e dalle estemporanee invenzioni di qualche leader solitario. E neanche dalle ventate imitative del momento: importiamo Syriza, facciamo tabula rasa, abbracciamo la causa di Podemos...
C'è bisogno in Europa di una comune strategia di cambiamento e di un'idea condivisa di nuova società da costruire nella democrazia e nella libertà. E quindi di un programma fondamentale da elaborare insieme tenendo conto dell'esperienza di ogni Paese, che va attentamente considerata e studiata. Ma ogni Paese ha la sua storia, le sue specificità sociali ed economiche, la realtà concreta dei conflitti, il peso diverso delle borghesie dominanti e dei sindacati, delle sovrastrutture culturali e politiche, e così via.
In Italia una nuova sinistra può nascere solo dall'esperienza viva delle lotte e dei movimenti, non dall'applicazione di schemi pensati e sperimentati altrove. E neanche dall'assemblaggio di un ceto politico piovuto dal cielo. Se non ci si sporca le mani e non ci si infangano le scarpe nel terreno difficile dei conflitti del lavoro e dei diritti non si supera la frattura tra il sociale e il politico, tra la società e la politica. Una sinistra nuova e nuovi gruppi dirigenti possono nascere e crescere solo se ci si muoverà con costanza e intelligenza su questo terreno, solo se si avrà la capacità di lottare per dare risposte concrete a esigenze immediate di vita dentro una prospettiva credibile di generale cambiamento. In definitiva, se si sapranno rendere credibili gli ideali di un mondo nuovo nella concretezza delle lotte e nei comportamenti della quotidianità.
Il pieno successo dello sciopero generale del 12 dicembre è sicuramente un passaggio decisivo in questo non facile e non breve cammino. Come pure l'impegno per dare continuità e sbocchi positivi alle lotte e alle vertenze in corso nel Paese. Ma altrettanto importante è impedire a Renzi di fare danni irreversibili modificando la Costituzione. Intorno a questo obiettivo, che dovrebbe acquistare il respiro di un movimento nazionale per l'applicazione dei principi costituzionali, è possibile costruire un fronte democratico molto ampio. Non dimenticando che la Costituzione, nel suo impianto generale e in particolare quando sancisce che «la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni» (articolo 35), apre la strada a una civiltà superiore, in cui l'economia sia posta al servizio degli esseri umani e non viceversa.
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it