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Un tema che oggettivamente si ripropone oggi, sebbene sia stato cancellato dal sistema politico il soggetto della trasformazione, e il lavoro, frantumato e diviso, non abbia alcun peso nella configurazione della politica. Mentre nella società monta il malessere, il disincanto e la rabbia che non trovano sbocchi, e affiorano qua e là pessimi segnali di squadrismo fascista. Sotto la dittatura del capitalismo finanziarizzato globale, che intende sostituire alla centralità del lavoro la centralità dell'impresa in ogni ambito della vita, stiamo andando verso una regressione storica.
Una Restaurazione, che però non è un semplice ritorno al passato, giacché la dittatura del capitale ha bisogno in Italia di una cospicua modernizzazione che elimini vaste sacche di parassitismo e di inefficienze del sistema, e di una controriforma istituzionale verso il decisionismo presidenzialista. Ma che più in generale, per realizzarsi compiutamente, deve impiantare una sofisticata costruzione ideologica, che cancelli la discriminante di classe tra capitale e lavoro, e dunque anche nell'immaginario sopprima la sua antitesi. Vale a dire le lavoratrici e i lavoratori postfordisti del nostro tempo, figli della rivoluzione digitale e scientifica, politicamente organizzati come soggetto libero e autonomo.
Il lavoro che si organizza e si rappresenta in forma politica nella sua libertà e autonomia: è questa fondamentale conquista storica del Novecento che vogliono definitivamente eliminare in Italia e in Europa, senza il rischio di possibili ricadute e riviviscenze. Insomma, una sepoltura tombale per l'eternità. Precisamente a questo scopo serve l'abbattimento della Costituzione, pericoloso riferimento ideale e simbolico, oltre che progetto di un possibile cambiamento. E poiché i comunisti italiani sono quelli che più si sono avvicinati a una trasformazione in senso socialista di una società capitalisticamente avanzata per una via democratica e costituzionale diversa dal modello sovietico e dalla socialdemocrazia, questo spiega il rigurgito di anticomunismo postdatato ma anche preventivo e a futura memoria, specificatamente italiano e non solo berlusconiano, che è stato rilanciato in occasione del plebiscito per Renzi.
Dei comunisti italiani va cancellata dunque la storia e anche la memoria: perché a nessuno venga in mente che ci si possa organizzare e lottare in forme democratiche e di massa per un sistema economico diverso e per una società solidale di diversamente uguali, in cui il massimo profitto non sia la stella polare e l'economia venga posta al servizio dell'uomo e non viceversa, e in cui buongiorno voglia dire davvero buongiorno. Quello che ci fanno sapere, a scanso di equivoci risuscitando la gogna anticomunista, è che dal capitalismo non si può uscire, e che questa società ingiusta e insostenibile non si può rovesciare. Non solo: il governo - ci dicono - è cosa nostra, di noi che stiamo sopra. Voi che state sotto non avete voce in capitolo, e lì dovete restare. Questa è la sostanza. E queste sono le questioni di fondo che emergono dopo la mirabolante ascensione del segretario fiorentino.
Paolo Ciofi