Anche il Corriere della sera applaude per il felice decesso, ma con i necessari distinguo, come si addice a un celebrato serbatoio del pensiero della borghesia una volta illuminata. Il Pci morto e sepolto? Non proprio, sottilizza il prof. Panebianco, a quanto pare esperto anche in necrologia: meglio dire "forse agonizzante". Sebbene lui, in tutta sincerità, preferirebbe scolpire un bell'epitaffio sulla tomba del morente. Ma per giungere a questo esito, precisa il politologo-necrologo, Renzi deve agguantare "l' oro del Pci". Che non è il famoso oro di Mosca, bensì il patrimonio immobiliare del vecchio partito, ossia le sedi dei circoli e le case del popolo costruite con le mani e con il cuore da milioni di donne e di uomini. In tal modo il becchino del Pci dovrebbe prosperare con il patrimonio di chi il Pci l'ha costruito. Se le parole hanno un senso, questa sarebbe a dir poco appropriazione indebita. Comunque, una bella lezione di moralità politica, messa a punto da un addottorato ed esperto professore.

Le variazioni sul tema sono infinite, essendo il Corriere ricco di benpensanti teste anticomuniste, a cominciare dal capostipite Mieli. Così, se Battista è contento perché il noto pensatore e scienziato della politica Oscar Farinetti prende il posto di Enrico Berlinguer, e Di Vico ci spiega che la strumentalizzazione del movimento dei forconi altro non è se non "la vecchia tattica del Pci di contrapporre simbolicamente Paese legale e Paese reale", un Cazzullo di giornata tira le somme: "sembra dissolversi una volta per tutte il mito del comunismo italiano, per cui un'ideologia criminale diventava per l'élite della penisola giusta o comunque nobile".

Quando la storia ha tanti buchi come un colabrodo, fa brutti scherzi. E allora ci si dimentica che il Pci in Italia, per quanti errori possa aver commesso, ha sempre combattuto per la democrazia e la libertà, per i diritti dei lavoratori e per l'uguaglianza sostanziale; che in Italia i comunisti non hanno incarcerato nessuno, al contrario il loro capo Antonio Gramsci è stato fatto morire in carcere dal fascismo; che non hanno attentato alla vita dei loro avversari politici, al contrario Palmiro Togliatti ha subito un attentato che lo ha ridotto in fin di vita. Non sono stati i comunisti italiani a incendiare le Camere del lavoro, e dopo la Liberazione a sparare contro i contadini a Portella della Ginestra e gli operai a Reggio Emilia. O a organizzare trame eversive e il terrorismo, messo in atto fino alla esecuzione dell'operaio comunista Guido Rossa, proprio per impedire che i comunisti potessero governare e cambiare l'Italia secondo i principi della democrazia costituzionale.

Diciamolo con chiarezza, senza tema di smentite. Tutte le principali conquiste sociali, civili e politiche ottenute in Italia a cominciare dalla Costituzione - che oggi si vorrebbero rovesciare nel loro contrario - non sarebbero state possibili senza la presenza e lotta dei comunisti. Il Pci ha dato dignità, rappresentanza e forza politica agli operai, ai lavoratori "del braccio e della mente", alle donne, ai giovani e anche agli anziani: a tutti coloro che deprivati del potere economico e politico hanno lottato per un avanzamento di civiltà costruendo un vasto sistema di alleanze.

Oggi, di fronte a una crisi e a politiche regressive che distruggono la vita di tante persone e l'intero ambiente in cui la vita si riproduce, le parole di Enrico Berlinguer ci appaiono di sconcertante attualità: "La difesa del potere d'acquisto dei salari per il sindacato costituisce un dovere istituzionale, mancando al quale esso sparirebbe, e per il nostro partito, per noi comunisti, costituisce un vincolo indispensabile per qualificare un nuovo tipo di sviluppo generale dell'economia italiana". Per lui era chiaro che bisognasse aprire la strada a una civiltà più avanzata nel cuore dell'Europa, che superasse il modo di produzione capitalistico fondato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e sull'emarginazione di strati sempre più ampi di popolazione, liberando nel contempo lo Stato dall'occupazione dei partiti e combattendo i privilegi ovunque annidati. Tanto più che in mancanza di un'alternativa al potere della classe dominante la
democrazia degrada e si corrompe, convertendosi in oligarchia. E la barbarie è alle porte.