Indice articoli

 

Una sinistra forte, ma quale sinistra?
 
«Unire tutti i lavoratori italiani, unire tutti i lavoratori d’Europa»: è lo slogan lanciato da Landini a San Giovanni. E ciò vuol dire, nel rispetto dell’autonomia sindacale, mettere in moto un processo che necessariamente coinvolge la sfera politica. Indubbiamente «c’è bisogno di una sinistra forte», come ha detto la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti. Ma quale sinistra? Non certo una sinistra del capitale, in cui si è identificato il Pd dando corpo a un sistema politico monoclasse che ha messo fuori gioco coloro i quali vivono del proprio lavoro, i subalterni e gli sfruttati uomini e donne. Ma neanche una sinistra che si autoproclama di classe all’insaputa della classe, fino a scomparire dalla rappresentanza parlamentare. Dunque c’è bisogno di una sinistra nuova, di una sinistra forte e di massa, che non c’è che stia senza se e senza ma dalla parte del lavoro
 
Per poterla costruire, prima di tutto, è necessario fare chiarezza su due precondizioni. La prima consiste nell’acquisire la consapevolezza, comprovata dai fatti, che l’esperienza socialdemocratica si è definitivamente conclusa e non è ripetibile. Il riformismo - come è stato autorevolmente sostenuto da un dirigente riformista e come già ho avuto modo di ricordare - è tralignato in una «malattia senile del socialismo», in «una parola malata», con la quale si sono messe in opera le peggiori controriforme. D’altra parte, se la crisi globale del mondo occidentale è organica alla natura del capitale, non si tratta di salvare il capitalismo, ma di fuoriuscire da un sistema dominante che nella sua decadenza mette a rischio la vita degli umani e dell’intero pianeta. Dunque, non il ritorno al passato, ma la conquista di una civiltà più avanzata, di un nuovo socialismo.
 
La Costituzione della Repubblica italiana, se coerentemente attuata, consente di avanzare verso una civiltà superiore, appunto verso un nuovo socialismo, diverso da ogni modello finora conosciuto. Una via inesplorata, ma che vale la pena di essere percorsa con coerenza e determinazione. Questa è la seconda precondizione: la società in cui viviamo non è la fine della storia; si può cambiare, e si può farlo con la Costituzione antifascista. Un obiettivo perseguibile non solo perché la nostra Carta fondamentale è una porta aperta sul futuro e rende possibile la conquista di nuovi diritti attraverso l’espansione della democrazia e della partecipazione, rovesciando il tradizionale paradigma liberale secondo cui i diritti della persona dipendono alla sovranità del mercato. Ma anche perché -sebbene di questa conquista di portata storica non vi sia ampia e diffusa consapevolezza - non sanziona il conflitto tra le classi, e anzi lo riconosce a vantaggio delle classi subalterne, che hanno conquistato il diritto di farsi classe dirigente per via democratica contro ogni tentativo reazionario e golpista.
 
Per costruire qualcosa di nuovo, che faccia piazza pulita dei soliti annunci fantasmagorici che promettono grattacieli e in realtà costruiscono solo vecchie soffitte come diceva Gramsci, è necessario un taglio netto con le pratiche correnti. Abbandonando ogni visione personalistica e leaderistica, ogni pratica privatistica e corporativa, elettoralistica e clientelare, e anche opportunistica e settaria, che guarda solo alle scadenze elettorali. Prima i contenuti e poi gli schieramenti. Questa rivoluzione copernicana è quanto mai urgente. Per restituire alla politica, di fronte alla frammentazione e alla solitudine di oggi, la funzione di azione collettiva e collegiale volta alla trasformazione della realtà. Un percorso possibile solo se gli sfruttati e i subalterni si riconoscono, si unisono e lottano in un partito.
 
Per avere una possibilità di successo è indispensabile abbandonare illusioni nostalgiche e posizioni puramente difensive rivolte al passato, e affrontare il problema di come possa nascere, vivere e lottare una forza politica che coalizzi le lavoratrici e i lavoratori del nuovo secolo al centro di un vasto sistema di alleanze, utilizzando le conquiste della scienza e le tecnologie della rete. A differenza del secolo passato, quando nella fase fordista la sinistra politica era prevalentemente fondata sul lavoro manuale manifatturiero, nel nostro tempo serve una visione diversa e allargata del lavoro, se così si può dire: unitaria ed estesa alle diverse figure indotte dalla rivoluzione scientifica e tecnologica, dalla potente diffusione del lavoro intellettuale, dall’estensione enorme dello sfruttamento e della precarietà.
 
In altri termini, si tratta di organizzare e di portare sul terreno del conflitto politico tutti coloro i quali, uomini e donne, giovani e anziani, autoctoni e migranti, in qualsiasi modalità diretta e indiretta al di là delle forme giuridiche, sono sfruttati dal capitale e nella condizione di dover combattere la dittatura del capitale. Dunque, non solo il lavoro dipendente e salariato in senso stretto, ma anche il lavoro autonomo formalmente riconosciuto, che il più delle volte è solo lavoro eterodiretto.
 
Serve una visione all’altezza delle trasformazioni in atto, capace di valutare il lavoro in tutti i suoi diversi aspetti: come primordiale condizione del vivere, anzitutto; ma anche come interscambio permanente tra gli esseri umani e la natura, che comprende il lavoro scientifico e di ricerca, e che oggi della natura e degli esseri umani comporta lo sfruttamento inscindibile; come forza produttiva della ricchezza reale, che si manifesta in mille forme diverse e da cui dipende il benessere della società; come fattore costitutivo della personalità nelle sue componenti culturali e morali, che esclude l’oppressione del capitale ma anche l’annullamento dell’individuo nella classe.
Fondamentali sono le conquiste del pensiero ecologista e quelle della differenza femminile per comprendere il mondo in cui viviamo. Tuttavia, senza un’analisi aggiornata dello sfruttamento capitalistico, della composizione di classe della società e del ruolo decisivo della proprietà, non è possibile individuare le forze sociali e le forme politiche indispensabili nella lotta per la conquista di una civiltà più avanzata.
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it
I contenuti di questo articolo sono approfonditi nel libro di Paolo Ciofi La rivoluzione del nostro tempo. Manifesto per un nuovo socialismo di cui qui sono riportati alcuni stralci.