La Fiom, insieme alla Cgil e a tutti coloro che hanno partecipato, è stata all'altezza: la straordinaria manifestazione di Piazza S. Giovanni è stata grande e civile, entusiasta e partecipata, e ha reso un servizio a tutti i lavoratori e all'intero Paese. Una vera prova di civiltà democratica, come lo sono stati gli scioperi del marzo 1943 alla Fiat, che aprirono la strada al crollo del fascismo.
I commenti non sono stati invece all'altezza. Non si è colta, o non si è voluta cogliere, la questione centrale che gli operai, i precari, i lavoratori intellettuali, i movimenti sociali e culturali hanno posto all'attenzione di tutti: quale deve essere il posto del lavoro nell'economia, nella società, nella politica italiana?
La Costituzione lo dice, e perciò la vogliono rottamare. Mentre i fatti si sono incaricati di dimostrare che colpendo le lavoratrici e i lavoratori nel salario e nell'occupazione, nei diritti e nella dignità, l'Italia va a picco e la democrazia si trasforma in oligarchia. Perciò la risposta alla domanda è semplice, e sta nel rovesciamento delle politiche seguite in questi anni: non c'è ripresa, se non crescono i salari e il potere d'acquisto; e non c'è democrazia, se vengono amputati i diritti dei lavoratori. Insomma, c'è bisogno di un altro modello di  società.
Tuttavia dire questo non basta, perché senza rappresentanza politica le lavoratrici e i lavoratori non hanno peso, e dunque difficilmente possono tutelare se stessi, difendere la democrazia, salvaguardare l'unità del Paese. D'altra parte, non c'è sinistra senza rappresentanza politica del lavoro, come dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, l'ambiguità del Pd. Perciò non basta neanche constatare, come fa Lerner su la Repubblica, che la politica è lontana dalle persone che lavorano.
C'è bisogno di qualcosa in più: occorre concretamente operare perché le lavoratrici e i lavoratori, operai, tecnici scienziati, stabili e precari, giovani e anziani, nativi e extracomunitari, costruiscano una loro autonoma e libera coalizione politica che li rappresenti. E' nell'interesse generale e di classe, e riguarda la prospettiva a venire di questo Paese.
La questione è politica? Certo, ma per chiunque si reputi democratico ritenere che la democrazia possa fare a meno della rappresentanza politica dei lavoratori è un palese controsenso. Bonanni non la pensa così? Pazienza, le cose viste e ascoltate a Piazza S. Giovanni hanno acceso una speranza.

Paolo Ciofi