Il Corriere della sera del 18 giugno 2004 ha pubblicato in cronaca di Roma l'articolo che segue, a firma di Alessandro Fulloni. "Reclamava il salario, ammazzato di botte. Manovale polacco pagato in nero chiedeva i suoi 400 euro"
Ucciso a sprangate per aver chiesto quanto gli spettava: la paga di 400 euro per una settimana di lavoro. La vittima è un manovale polacco di trentadue anni, Stanislaw Svetkowskj, morto martedì al San Camillo per le conseguenze del pestaggio subito a Ostia la notte del 7 giugno. Ieri la polizia ha arrestato gli autori dell'aggressione: Giancarlo Abbà, 31 anni, e Mirko Baciarello, di 25, titolari della Edilart, impresa specializzata nella ristrutturazione di appartamenti.
Il polacco è stato inseguito e picchiato insieme ad un connazionale ventiseienne, Gregory M., dopo che aveva raggiunto i due padroncini presso un chiosco bar sul lungomare Toscanelli di Ostia. I manovali volevano sollecitare la promessa retribuzione di una settimana di lavoro, 800 euro per entrambi, conclusa ad aprile nel cantiere di una lussuosa villa all'Olgiata. Ma per l'ennesima volta la risposta è stata quella di sempre: derisione e insulti.
"Un comportamento frequente, nel mondo dei clandestini chiamati dai caporali" osserva Rosario Vitarelli, il dirigente del commissariato di Ostia che ha coordinato l'indagine. "Il soldo pattuito viene pagato a fine lavoro per due terzi: poi il datore di lavoro scompare, si nega alle telefonate. E chi insiste viene allontanato a spinte dai cantieri oppure picchiato" conferma Stefano D'Alterio, segretario della Cgil Roma Ovest.
Esattamente quanto accaduto ai due polacchi, reclutati mesi fa dai caporali di Abbà e Baciarello a piazzale Castelfusano, lo slargo all'ingresso della pineta dove ogni mattina si raduna il mercato delle braccia del litorale. Dopo essersi visti rifiutare gli 800 euro Stanislaw e Gregory si erano allontanati dal chiosco lanciando però un ultimatum ai due imprenditori: "Dateci quello che è giusto, sennò chiameremo la polizia". Parole che avrebbero scatenato la rabbia dei datori di lavoro, entrambi con precedenti penali. L'altra notte, agli agenti della squadra giudiziaria che li hanno ammanettati con l'accusa di omicidio preterintenzionale Abbà e Baciarello avrebbero confessato: "Si sono comportati male, non dovevano minacciare di avvertire il 113". Per questo, a bordo dell'Audi di Abbà hanno raggiunto in via del Sommergibile i due manovali che stavano rincasando a piedi. Forse aiutati da uno o più complici li hanno massacrati di botte usando anche una spranga ritrovata dalla polizia. Le conseguenze più gravi (fratture su tutto il corpo) sono state per Stanislaw Swetkowskj, che era il più arrabbiato.
A indirizzare gli investigatori è stato Gregory M., che ricordava solo il nome di battesimo di Baciarello, visto di sfuggita. "E' stato Mirko a picchiarci" ha ripetuto agli agenti che hanno rintracciato gli aggressori dopo aver accompagnato il muratore all'Olgiata dove ha individuato la villa ristrutturata, permettendo così di risalire all'Edilart.
L'omicidio del manovale polacco, per quanto sconcertante, non meraviglia il sindacalista: "I lavoratori clandestini subiscono ogni sorta di sopruso. Anche violento". Dice D'Alterio. I controlli sulla manodopera impiegata in nero sono difficili. E pericolosi, come sanno i rappresentanti della Fillea-Cgil spesso aggrediti se passano nei cantieri abusivi a Infernetto, Ostia antica, Fiumicino, Ponte Galeria, dove il personale è unicamente reclutato dai caporali.
In quest'atmosfera anche una vertenza è un rischio pesante. E' capitato a un cingalese che faceva il barista a Nuova Ostia. "Lavorava notte e giorno, praticamente era uno schiavo – racconta il sindacalista Cgil – Mesi fa si è rivolto alla Cgil per una causa. Poche sere prima dell'udienza decisiva, se non altro vinta, lo hanno atteso sotto casa. "Falla finita e torna nel tuo paese" gli hanno gridato. E poi gli hanno spezzato un braccio.