aldo cazzullo 460Tra i tanti titolari di cazzullate che inondano la nostra vita, il Cazzullo doc, quello che scrive sul Corriere della sera, questa volta l’ha fatta davvero grossa. Addirittura spropositata. A sentir lui «l’anticomunismo e l’antifascismo dovrebbero essere come l’aria e l’acqua: valori condivisi da tutti, la premessa comune di qualsiasi confronto politico». Né più né meno. Dunque, fascismo e comunismo pari sono e come tali vanno trattati. Una cazzullata senza precedenti contro la storia e contro la verità, esposta a chiare lettere sul giornalone che a suo tempo non mancò di dare una mano a Mussolini, fino a diventarne un servizievole trombettiere.

 

Ma se le cose stanno come dice Cazzullo, che ne facciamo della Costituzione su cui si regge la democrazia repubblicana in questo Paese? Una Costituzione antifascista costruita con il contributo decisivo dei comunisti italiani (quelli del Pci di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer, per intenderci), i quali sempre hanno lottato per difenderla e per attuarla nella vita quotidiana. Evidentemente, inaugurando la nuova era anticomunista cazzulliana, questa Costituzione è un intralcio e va buttata alle ortiche. Un’operazione molto pericolosa, che da più parti si è tentato e si tenta di mettere in atto con il contributo di chi sistematicamente storpia la tormentata e difficile lotta degli italiani per la democrazia e per la libertà. Nella quale il Pci ha avuto un ruolo insostituibile, cancellando il quale si abbatte un pilastro del sistema democratico e si apre la strada a nuove forme di autoritarismo e di dittatura del capitale.

 

Aldo Cazzullo, con un’operazione pseudoculturale gabellata come una necessità dei tempi nuovi, mette insieme esperienze storiche e concezioni del mondo completamente diverse. L’una - quella fascista - orientata all’oppressione e alla soppressione del diverso, sia esso ebreo, nero o comunista, in nome della presunta supremazia della razza ariana e del capitale sul lavoro. Un’esperienza tragicamente vissuta da milioni di esseri umani che ha generato la catastrofe della seconda guerra mondiale. L’altra - quella comunista - orientata invece alla liberazione dell’umanità da qualsiasi forma di oppressione e di sfruttamento. Un’idea di civiltà più avanzata oltre il capitalismo, allorché - secondo Marx - all’ordinamento imposto dal capitale «subentra un’associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti». Un livello di società e un’esperienza che finora l’umanità non ha raggiunto e sperimentato.

 

Altra cosa è il percorso storico concreto compiuto dai diversi partiti comunisti nei diversi Paesi del mondo, sul quale il giudizio critico deve esprimersi in piena obiettività e autonomia. In particolare sulla rivoluzione russa del 1917, sulle sue conquiste, le sue contraddizioni, le degenerazioni staliniane e tutto quello che è avvenuto dopo. Fino alla crisi e alla sconfitta storica di fronte al capitalismo vincente, che hanno cambiato l’assetto geopolitico del pianeta. Non dimentichiamoci però che senza i 20 e oltre milioni di morti dell’Unione Sovietica non ci sarebbe stata la vittoria sul nazifascismo, come opportunamente ha scritto Franco Venturini. Lo faccia sapere anche al suo collega Cazzullo, ossessionato da un anticomunismo viscerale.

 

Quanto ai comunisti italiani, l’anticomunismo viscerale cazzulliano dà il meglio di sé. Come bene mette in evidenza lo stesso titolare, quando afferma che Enrico Berlinguer era «un personaggio certo limpido, interessante, coraggioso (…) ma - aggiunge - pur sempre comunista». Se hai un dubbio questa è la risposta: comunista, tu sii maledetto. Non la storia, non la ricerca della verità. Basta la parola, e sei fuori dal confronto politico. Vale a dire, dal consorzio umano che regola la società. Da dove nasce questa irrazionalità viscerale? Questo anticomunismo postmoderno, pregiudiziale e illiberale, di chi proclama l’universalità del liberalismo?

 

Si possono fare due ipotesi. La prima è che Cazzullo Aldo da Alba non conosca la nostra storia di italiani, nonostante l’incetta di premi letterari di cui è uno specialista. E quindi non sia a conoscenza che il Pci è stato un fondatore capitale e un pilastro della Repubblica democratica e della Costituzione. Un partito che ha lottato per garantire tutte le libertà meno quella di «recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità della persona». E che ha progettato di cambiare la società secondo i principi costituzionali attraverso una democrazia progressiva in grado di realizzare - come disse ai suoi tempi Berlinguer - «un socialismo diverso da ogni modello esistente». Era un progetto non improvvisato che veniva da lontano. La lettura delle Lezioni sul fascismo di Palmiro Togliatti, pronunciate nel 1935, sarebbe in proposito molto utile.

 

Dovremmo allora concludere che Cazzullo sia un ignorante? E che un ignorante possa fare l’editorialista di punta del Corrierone? Difficile a dirsi. Non trascurerei però la seconda ipotesi. Vale a dire che l’anticomunismo postmoderno di conio cazzulliano, a fronte del fallimento clamoroso delle classi dirigenti, sia un pretesto ideologico per impedire il cambiamento reale dello stato di cose presente. O meglio, per rafforzare il potere delle forze economiche dominanti contro i diritti del lavoro, con l’obiettivo di smontare definitivamente la Costituzione in modo da eliminare ogni limite al dominio del profitto e della rendita. Comunque, la posta in gioco è molto alta: la manipolazione del passato serve per evitare la trasformazione del presente e la costruzione di un futuro più affabile, al servizio degli umani e dell’intera natura.

 

Veniamo da lontano per andare lontano. Al riguardo riprendo le parole di Francesco Barbagallo nel suo ultimo libro, L’Italia nel mondo contemporaneo. Sei lezioni di storia 1943-2018: «La Resistenza (…) diventa il più alto riferimento morale e il fondamento etico-politico del travagliato processo di ricostruzione e di riunificazione della comunità nazionale. Nell’Italia contemporanea irrompono (…) e svolgono ruoli centrali forze sociali nuove e correnti ideali rimaste ai margini del processo risorgimentale e dell’Italia monarchica. Nuovi protagonisti sono i contadini, gli operai, i cattolici, i comunisti, i democratici radicali, che volevano costruire un nuovo Stato, una società profondamente rinnovata».

 

Quest’opera è stata stroncata e arrovesciata nel suo contrario. Ma nel mondo di oggi, pervaso dalle nuove tecnologie, dal personalismo della politica intesa come pura gestione del potere e da diffuse spinte autoritarie, l’esigenza di un generale cambiamento e di un rivoluzionamento sociale si è fatta ancora più pressante. Riannodiamo perciò i fili del passato per tessere la tela del futuro. Nonostante l’imperversare dei molti Cazzulli. Passati, presenti e futuri.


Paolo Ciofi
www.paolociofi.it


pubblicato anche su Jobsnews.it