È stata una settimana di passione. E non solo perché la rinuncia del papa ha reso evidente quanto sia difficile applicare i precetti di Cristo nel centro della cristianità. Al di qua del Tevere, il catalogo della settimana è questo. L'ex presidente della Lombardia, la regione più dinamica ed "europea", accusato di associazione per delinquere; l'ex presidente della Puglia ed ex ministro condannato a quattro anni per corruzione; il sindaco di Melito in Calabria arrestato per associazione mafiosa. Poi ci sono i "servitori" dello Stato: l'ex capo dei servizi di sicurezza militare condannato a 10 anni per sequestro di persona, e un suo collaboratore a 9 anni. Dulcis in fundo i liberi prenditori e i manager dell'economia cosiddetta legale, arrestati a vario titolo: il presidente di Finmeccanica, il direttore finanziario di Montepaschi, un broker d'assalto residente in Svizzera, il noto presidente del Cagliari calcio, un altrettanto noto specialista della bancarotta a scopo di lucro. Normalità democratica, come ha avuto l'amabilità di dire il presidente della Repubblica? Non pare proprio, caro presidente. Questa è la fotografia a tinte fosche di una classe "dirigente" gretta, corrotta e incapace, che sta affossando il paese e distruggendo la democrazia. Per questo ci vuole una rivoluzione civile. Ce lo ha drammaticamente ricordato Giuseppe Burgarella, l'operaio e sindacalista della Cgil che si è tolto la vita appellandosi alla Costituzione di questa Repubblica: perché «senza lavoro non c'è dignità».
Paolo Ciofi