2. Crisi della politica e frantumazione del lavoro

Oggi l’autoreferenzialità della politica come privilegio delle élites non è l’espressione di un’arretratezza tipicamente italiana, bensì l’effetto di un processo globale. E’ la certificazione autentica, pressoché universalmente praticata, della rinuncia della politica medesima alla trasformazione della società, l’approdo della sua stessa trasformazione in amministrazione (più o meno competente) dei rapporti economico-sociali esistenti. Ma la globalizzazione capitalistica va ancora oltre, fino a considerare la politica come pura funzione tecnica del capitale. Questa è la risultante della sconfitta storica subita dal movimento operaio e dei lavoratori alla fine del Novecento.
Il crollo dell’Urss, sebbene lo Stato sovietico non incarnasse i principi comunisti di uguaglianza e libertà che stanno a fondamento del pensiero critico di Marx, ha cambiato insieme ai connotati geopolitici del mondo anche i rapporti di forza globali a vantaggio del capitale. Secondo una brutale ma calzante definizione di Luttwak, la globalizzazione che ne è seguita, al di là della ridefinizione dei concetti di spazio e di tempo in conseguenza di una straordinaria rivoluzione tecnico-scientifica, si presenta come “dittatura” del capitale, ossia come assoluta libertà di disporre del lavoro, ricondotto allo stato “naturale” di merce, senza alcun limite né condizionamento.
Ma la “dittatura” del capitale globale, che si identifica nel dominio unilaterale di una sola potenza, genera contraddizioni esplosive che gli Usa non sono in grado di governare, e avvolge il mondo in una spirale di violenza che sopprime la politica, di cui il terrorismo è l’espressione più disumana e aberrante. Le contraddizioni insanabili del capitalismo globale si manifestano attraverso il calo dei ritmi di crescita in corrispondenza dell’incremento sfrenato dello sfruttamento, la svalorizzazione generalizzata del lavoro e la distruzione della natura - cioè delle forze produttive fondamentali -, la spoliazione dei risparmiatori. Al carattere sempre più sociale della produzione materiale e immateriale fa riscontro l’esasperato privatismo nell’appropriazione dei frutti del lavoro.
L’effetto complessivo è un aumento gigantesco delle disuguaglianze, la polarizzazione di ricchezza e povertà, e dunque la sostanziale cancellazione della middle class: di quei ceti medi che costituiscono la base sociale della politica moderata e centrista. La svalorizzazione del lavoro è il presupposto della valorizzazione del capitale finanziario, vale a dire della speculazione di Borsa, ma il dominio del capitale finanziario su quello industriale moltiplica l’incertezza dei destini personali e l’instabilità globale. Alla fine, l’unica via d’uscita sembra la guerra: nasce un nuovo imperialismo alla conquista delle risorse del mondo.
Secondo l’analisi di Marx, a un dato livello del loro sviluppo, la forze produttive materiali e immateriali entrano in contraddizione con i rapporti di produzione, cioè con i rapporti di proprietà - equivalente giuridico di tale espressione -, che incatenano l’economia e la società, logorano le relazioni umane, comprimono il libero sviluppo della persona. Oggi, nell’epoca della privatizzazione universale, questa contraddizione si presenta in forma esasperata. Viene privatizzata la scuola, l’università, la ricerca. Vengono privatizzati gli ospedali e i cimiteri, l’acqua e il territorio, l’atmosfera e l’iperspazio. Anche il corpo umano viene privatizzato, attraverso la sequenza del genoma. Viene privatizzata persino la guerra. Al culmine dell’esaltazione della proprietà privata, la privatizzazione della politica segue il suo corso: non più spazio pubblico a disposizione dell’agire collettivo come effetto dell’entrata in campo delle masse degli sfruttati politicamente organizzate, ma bene di mercato commerciale e commerciabile per chi dispone della ricchezza.
Abbiamo tutti sotto gli occhi innumerevoli esempi di come la concentrazione della proprietà privata sui fondamentali mezzi di produzione, di comunicazione e di scambio, e persino su quelli che una volta venivano considerati beni comuni dell’umanità, produca effetti devastanti sulla società e sull’ambiente, sulla vita di ogni persona. La contraddizione tra modernità delle forze produttive (sempre più sociali) e arretratezza dei rapporti di proprietà (sempre più privati) è resa particolarmente acuta dall’assenza di una soggettività politica che - per usare il lessico marxiano - spezzi le catene che opprimono la società, assumendo in prima persona la rappresentanza del lavoro per rovesciare la “dittatura” del capitale.
In assenza della rappresentanza del lavoro, la stessa democrazia - che è una forma storica determinata dai conflitti tra le classi - cambia natura. Non più espressione del prevalere dei non possidenti nel corso di un inesauribile conflitto per l’uguaglianza, che via via si estende e ingloba sempre nuovi diritti, come è avvenuto nell’arco del Novecento fino alla conquista della Costituzione fondata sul lavoro. Ma il semplice capovolgimento di tale processo, e la banale riduzione della democrazia all’applicazione del principio di maggioranza, che tuttavia non basta a definirne la sostanza, giacché – come da gran tempo aveva osservato Aristotile nel suo antico trattato di politica – anche le oligarchie vengono elette dalla maggioranza, e decidono a maggioranza.
Bobbio conferma che “l’essenza della democrazia è l’egualitarismo”. Tuttavia, quando nel sistema politico una parte decisiva della società non ha rappresentanza, non ci può essere ugualitarismo. E così la democrazia postnovecentesca regredisce verso il passato, dominata dal “libero” alternarsi al potere delle oligarchie possidenti. Un altro liberal, J. K. Galbraith, ha osservato che in queste condizioni il sistema politico americano già da tempo si è conformato sulle esigenze del “benestante appagato”, che non vuole pagare le tasse e intende la libertà come esclusivo godimento della propria ricchezza. >>>segue

cap. 1

*Saggio di Paolo Ciofi pubblicato su “Mondo Nuovo” edito da La Città del Sole. I titoli dei capitoli sono di questa edizione online