I lavori, in quanto attività volte alla produzione di determinati beni materiali e immateriali, sono virtualmente infiniti e variano nelle diverse epoche storiche. Il lavoro, in quanto applicazione al processo di produzione delle attitudini fisiche e intellettuali degli uomini e delle donne, è il fondamento di ogni ricchezza e dell'incivilimento delle nazioni. In pari tempo, il lavoro assume la dimensione di fattore costitutivo della persona umana e della società. Secondo Adam Smith, capostipite della scuola classica di economia politica, "il lavoro svolto in un anno è il fondo da cui ogni nazione trae in ultima analisi tutte le cose necessarie e comode della vita che in un anno consuma, e che consistono o nel prodotto immediato di quel lavoro o in ciò che in cambio di quel lavoro viene acquistato da altre nazioni". In ultima analisi, il benessere di una nazione dipenderà "da due circostanze distinte: la prima è l'arte, la destrezza e l'intelligenza con cui vi si esercita il lavoro; la seconda, il rapporto tra gli individui occupati in un lavoro utile e quelli che non lo sono. Data una particolare situazione del suolo, del clima e dell'estensione del territorio di una determinata nazione, l'abbondanza o la scarsità delle sue risorse dipendono necessariamente da queste due circostanze" (Adam Smith, La ricchezza delle nazioni).
Ma, osserva Engels, "il lavoro non è solo, 'accanto alla natura, la fonte di ogni ricchezza'. In realtà, 'è ancora infinitamente più di ciò. E' la prima, fondamentale condizione di tutta la vita umana; e lo è invero a tal punto, che noi possiamo dire in un certo senso: il lavoro ha creato lo stesso uomo'. In questa visione la 'fine del lavoro', come processo che mette in relazione gli uomini tra loro e questi con la natura, non è ipotizzabile né sarebbe concretamente possibile, giacché verrebbe meno la vita stessa. Non per caso Marx fa notare che, come 'ogni bambino sa', 'sospendendo il lavoro, non dico per un anno, ma solo per un paio di settimane, ogni nazione creperebbe'. Osservazione che a noi, cittadini del mondo globalizzato di un secolo e mezzo dopo, può apparire persino banale: sebbene non siamo in grado di trarne le logiche conclusioni circa la centralità del lavoro nell'epoca nostra. Come banale può sembrare il fatto che nella sospensione del lavoro durante gli scioperi generali i lavoratori garantiscono comunque i 'servizi essenziali'"
(da Il lavoro senza rappresentanza, p.210 della prima edizione)
Lavoro, lavori
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- Scritto da Paolo Ciofi
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