Questo sito nasce dall’esigenza di esplorare le condizioni, le trasformazioni, le ragioni del lavoro.
Oggi, nel mondo globalizzato e nella crisi che attraversiamo, è come se vivessimo in una realtà dimezzata. Le lavoratrici e i lavoratori sono una potenza sociale decisiva, e se si fermassero tutti un solo minuto nel mondo cesserebbe la vita stessa. Ma nelle fabbriche e negli uffici, nei centri di ricerca e nelle università, nella società e nella politica, vengono declassati a entità secondaria, a semplice variabile dipendente dal capitale e dalla finanza: fino al punto di essere condannati alla precarietà e alla disoccupazione permanente a seconda delle convenienze del profitto e della rendita.
Il lavoro come pura appendice del capitale. E’ la sorte della stragrande maggioranza delle persone, di tutti coloro che alienano le proprie capacità fisiche e intellettuali, ossia la propria forza-lavoro, in cambio dei mezzi per vivere. Non solo dei metalmeccanici della Fiat, ma dei lavoratori dipendenti in generale, delle donne doppiamente sfruttate, dei giovani e dei precari della scuola e della ricerca, delle nuove figure del lavoro autonomo etero diretto, della comunicazione e dell’informazione, siano essi italiani o stranieri. Una enorme potenza sociale, moltiplicata dalla rivoluzione scientifica e tecnologica del lavoro digitale, che però viene frantumata e divisa, dispersa e resa sterile dal dominio del capitale, oscurata e cancellata dal sistema politico.
Alla svalorizzazione del lavoro corrisponde il degrado dell’Italia, la distruzione della natura, la spogliazione dei beni comuni. Al lavoro senza rappresentanza fa riscontro la privatizzazione e la degenerazione della politica, la crisi della democrazia che può diventare inarrestabile. Perciò è necessario spostare il centro di gravità dal capitale al lavoro, nei suoi aspetti economico-sociali e sindacali come pure nella sua dimensione culturale e politica. Il lavoro non solo come fonte - insieme alla natura - di ogni ricchezza reale, come motore dell’incivilimento e del progresso, ma anche come fattore costitutivo della persona umana e fondamento della libertà.
C’è un nesso dinamico e creativo tra la nuova dimensione del lavoro, la trasformazione della società e il rinnovamento dell’agire politico. La conquista storica del lavoro come diritto inalienabile, fondamento della Repubblica democratica e dunque della moderna cittadinanza, sta a significare né più né meno che esso diventa il centro della rappresentanza politica e della democrazia. E che perciò la politica - seguendo Antonio Gramsci - assume la dimensione di governo consapevole della società da parte degli individui associati, di partecipazione collettiva volta a trasformare lo stato delle cose presente.
Il lavoro dovrebbe essere il riferimento sociale di una sinistra moderna e nuova che assuma la Costituzione come via da percorrere per trasformare la società. In che modo dare forma a una libera coalizione politica delle persone che lavorano? All’enorme forza sociale costituita dalle lavoratrici e ai lavoratori? E in che modo i lavoratori e le lavoratrici del XXI secolo possono dare vita a un’autonoma rappresentazione e organizzazione di se medesimi? Sono gli interrogativi stringenti del presente per chi non considera che questa società ingiusta, generata da un capitalismo predatorio e distruttivo, rappresenti il confine invalicabile della civiltà, oltre il quale non si può andare.