libroFuturaUmanità "Un’altra idea del mondo"  dall’Introduzione di Paolo Ciofi e Guido Liguori

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1. Troverete una parola, leggendo questa antologia, che Enrico Berlinguer usa spesso nello svolgersi del suo pensiero e nei duri conflitti della lotta politica. Una parola che sembra ormai depositata nel retrobottega della storia, decaduta com’è dal lessico di coloro che di Berlinguer hanno rovesciato il senso della teoria e della prassi: rivoluzione. Il segretario del Pci era un rivoluzionario, che ha lottato sul terreno democratico per trasformare questa società capitalistica ingiusta e alienante in una civiltà più avanzata, di tipo socialista, in cui si possano pienamente affermare libertà e uguaglianza tra gli esseri umani. E che ha dedicato a questo scopo tutta la sua intelligenza e la sua passione, la sua riconosciuta integrità morale, la sua cristallina onestà, la sua alta visione della politica: tutta la sua vita, fino a perderla «sul lavoro», nel tragico comizio di Padova in vista delle elezioni europee del giugno 1984.

 

«Siamo venuti per ricambiare quello che hai fatto per noi», stava scritto in un grande striscione portato dagli operai della Fiat in quella enorme e insuperata manifestazione di dolore e di orgoglio, di partecipazione e di vicinanza che attraversò Roma in occasione dei suoi funerali. «Un grande fatto di popolo, che testimonia l’affetto, la stima, la fiducia per quest’uomo», commentò Sandro Pertini, il presidente della Repubblica . Per lui Berlinguer era «un giusto, un amico fraterno, un compagno di lotta». Allora furono assai vasti in Italia e all’estero, e in gran parte sinceri, i riconoscimenti per una straordinaria personalità della politica che aveva suscitato tante speranze, per un rivoluzionario, comunista e democratico, che voleva cambiare il mondo. Poi è cominciata la «deberlinguerizzazione».

 

Dimenticare Berlinguer è il titolo di un libretto molto reclamizzato, uscito nel 1996, in cui si sostiene che la definitiva sepoltura ideale e politica del segretario comunista era necessaria per sbloccare la sinistra, liberarla delle proprie catene e accreditarla come affidabile forza di governo. Sebbene non siano scomparsi coloro i quali si cimentano nel defatigante tentativo di seppellire persino la memoria di uno dei protagonisti politici più rilevanti della seconda metà del Novecento, di recente sono emersi giudizi meno rozzi e primitivi nel tentativo di recuperarne la figura, in questa fase di discredito pressoché totale della politica. Tuttavia, anche nelle ricostruzioni che vogliono essere più accurate ed equanimi, come quella di Miguel Gotor , significativamente scompare la caratteristica principale di Berlinguer: di essere cioè un rivoluzionario, moderno e innovatore. Come con tutta evidenza emerge da questa antologia, in cui è Berlinguer stesso che ci guida nel percorso accidentato e appassionante dei suoi pensieri e delle sue lotte.

 

Emendato della passione rivoluzionaria che lo animava, Enrico Berlinguer non è più lui. La sua dimensione si restringe al limite della banalità: un uomo onesto, un politico serio, utile per tutte le stagioni. Quando non diventa un santino, verso il quale levare lo sguardo con un po’ di nostalgia.

 

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