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Categoria: Voce degli altri

partigiane e partigiani 350 mindi Michele Ainis - Dove si è interrotta la trasmissione dei valori dei partigiani? Perché fatichiamo a spiegare la Costituzione? Invece si può, come disse Calamandrei, tornare a raccontare gli uomini in carne e ossa

Mario Pasi era medico, era comunista. Nel 1943 costituì il Cnl di Trieste, nel febbraio 1944 entrò in clandestinità, a novembre venne catturato dalle SS. Lo condussero nel carcere di Belluno, lo torturarono con la corrente elettrica. Con le gambe ormai in cancrena, tentò di uccidersi, ma i tedeschi lo salvarono: non avevano ancora finito di torchiarlo. Il suo ultimo viaggio lo compì sdraiato su una scala, in spalla a due soldati, dato che non poteva camminare. Chiese la fucilazione, invece lo impiccarono, dopo averlo preso a calci.

Anche Virginia Tonelli era comunista. Anche lei fu assassinata dai nazisti, come tante altre donne della Resistenza. Nel senso comune, la donna partigiana è la staffetta, termine che evoca compiti ancillari, di supporto rispetto agli uomini impegnati sulla linea del fuoco. In realtà la staffetta rischiava più del combattente, perché andava fra i nemici disarmata, e ci vuole sangue freddo. D'altronde, solo a contare gli italiani deportati nei lager per motivi politici, le donne furono 1515; un viaggio, per lo più, senza ritorno. Altre vennero uccise dalla polizia fascista, durante le manifestazioni - tutte al femminile - contro il caroviveri e le rappresaglie politiche: così a Imola, il 29 aprile 1944, Livia Venturini e Maria Zanotti. Altre ancora furono incarcerate per aver firmato fogli clandestini, che rappresentarono al contempo la prima voce femminista, anticipando d'un quarto di secolo il Sessantotto. Il più diffuso era Noi donne, stampato a Milano su impulso d'un gruppo di maestre e di operaie.

Si chiamava invece Donna friulana il giornale di cui fu animatrice la Tonelli. Lei era una sarta, scampata in Francia, ma poi rientrata a Udine per unirsi ai partigiani. Quando venne arrestata, nel settembre 1944, aveva quarant'anni. Rinchiusa nel lager di San Sabba, fu seviziata per una dozzina di giorni, prima di essere uccisa. Come Villanorma Micheluz, informatrice e staffetta della Brigata Trieste, che morì invece a sedici anni. Come tanta gioventù di quel tempo terribile, cui non fu concesso d'invecchiare.

Dovremmo ricordarcene, dovremmo onorare questi nomi. Dopotutto si deve al loro sacrificio quel po' di libertà che abbiamo in circolo. Ma per i nostri figli la Resistenza è un capitolo lontano, spesso confuso con il Risorgimento. Colpa nostra, non loro. Del resto, ne sanno poco pure i padri. Giacché il vuoto di memoria non dipende dallo scarso numero di ore che la scuola italiana dedica alla storia, né dalla scomparsa degli ultimi testimoni ancora in vita. No, dipende soprattutto dall'incapacità di raccontare quegli avvenimenti, di renderli vicini, vividi, reali. Talvolta ci riesce un film; un libro, quasi mai.

Con qualche eccezione, e meno male. È il caso del volume scritto da Marcello Flores e Mimmo Franzinelli: Storia della Resistenza (Laterza). Un'opera monumentale, basata su documenti sterminati. Tuttavia non è quest'imponente lavoro di ricerca il suo pregio maggiore. Né l'onestà con cui i due autori trasmettono al lettore anche le pagine più buie della lotta partigiana. Un caso per tutti: Dante Castellucci, il "comandante Facio". Accusato di spionaggio al soldo dei nazisti, poi d'essersi appropriato dei rifornimenti lanciati dagli aerei americani. Accuse false, generate da lotte di potere fra le bande partigiane. Ma lui venne fucilato, dopo un processo più breve di una farsa.

Chi prenda il libro di Flores e Franzinelli tra le mani, vedrà una foto in bianco e nero di Castellucci. Pettinato, sorridente, con il vestito buono delle feste. Ne troverà anche altre, molte altre, di fotografie. Insieme a brani di poesie o anche di canzoni ("Dalle belle città date al nemico/fuggimmo un dì sulle aride montagne/cercammo libertà fra rupe e rupe/contro la schiavitù del suol tradito"). E insieme a stralci di documenti originali, che ci trasferiscono la temperie attraversata da quella generazione, con più efficacia di qualsiasi commento. Come l'appunto del comandante partigiano Renato Jacopini: "La situazione ci impose di occuparci del problema delle spie: si dovevano arrestare i sospetti, e colpire su una base minima di indizi. D'altronde, si rischiava di compromettere degli innocenti: ma come aspettare la prova del tradimento? Dalla morte o dall'arresto di qualcuno dei nostri?". Insomma, si può. È possibile restituire quella storia, sentirla vibrare fra le pagine d'un libro. Se è per questo, è possibile farlo perfino con la Costituzione, con un freddo documento normativo, che tuttavia rappresenta il lascito più alto della Resistenza. Disse Calamandrei, nel celeberrimo Discorso sulla Costituzione pronunziato il 26 gennaio 1955, davanti a una platea di studenti: "Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati". E ancora: "La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito".

E allora, in ultimo, la domanda è una: perché si è spento questo racconto, questa narrazione? Anche la risposta, probabilmente, è una: per colpa del ceto intellettuale cresciuto nel dopoguerra, ammesso che sia un ceto, ammesso che sia davvero intellettuale. Cerebrale, piuttosto; custode di schemi ed astrattismi lontani dalla carnalità dell'esistenza, come il linguaggio astruso di cui i nostri intellettuali sono sacerdoti, come il tono sussiegoso col quale tengono a distanza l'interlocutore. Sicché, da un lato, risuona il verbo fin troppo plebeo della politica; dall'altro, le parole troppo aristocratiche della scienza politica. Troviamo una via di mezzo, altrimenti sarà meglio il silenzio.

 

22 Febbraio 2020