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Recensioni
In questa pagina sono state riassunte le recensioni più
significative all'ultimo libro di Paolo Ciofi "Il Lavoro senza rappresentanza"
Se
la sinistra si piega al mercato
di Giulietto Chiesa
NON
c'era, nell'attuale panorama editoriale italiano, un libro che
affrontasse organicamente il problema della crisi della sinistra
italiana collocando la riflessione all'interno dello scenario
mondiale. Tutti hanno scritto di globalizzazione, spesso a sproposito,
e tanti si sono lanciati nell'esame del cosiddetto «riformismo»
dei tempi post moderni, molto simile a quello craxiano e molto
diverso da quello di cui parlavano Amendola e Lama, Berlinguer
e Di Giulio (chi si ricorda più di loro?). Molte le entusiastiche
lodi al pragmatismo dei D'Alema odierni, e molte anche le invettive
contro la loro resa incondizionata ai valori del neoliberismo
e le loro genuflessioni pragmatiche verso la guerra. Ma pochi
che, lasciando da parte le invettive, cercassero di capire l'origine
dei fenomeni, prima di cedere alla tentazione di esprimere su
di essi un giudizio morale. Paolo Ciofi ha scritto un libro di
grande lucidità, che descrive assai bene i processi distruttivi
delle tradizionali coesioni sociali creati dall'applicazione delle
ricette neoliberiste, e individua le cause della crisi della sinistra
nella subalternità a quei processi, [...]
Quella
deriva liberista della sinistra
di Aldo Tortorella
Questo
libro di Paolo Ciofi, Il lavoro senza rappresentanza (Roma, Manifestolibri,
2004, pp. 312), è una lettura necessaria più che
solamente utile, ed è un testo da conservare. Non lo sostengo
perché sono in sintonia con le tesi che il titolo enuncia
e le trecento pagineQuesto libro di Paolo Ciofì, "Il lavoro
senza rappresentanza" (Roma, Manifestolibri, 2004, pp. 312), è
una lettura necessaria più che solamente utile, ed è un testo da
conservare. Non lo sostengo perché sono in sintonia con le tesi
che il titolo enuncia e le trecento pagine esplicano e
documentano, ma perché questo ampio saggio è il risultato di un
lavoro lungo e serio, in cui alla valutazione della realtà e al
giudizio si giunge sulla scorta di una documentazione rigorosa e
minuziosa, come deve essere quando si voglia andare oltre le
impressioni estemporanee o il partito preso.
II libro prende le mosse dalla durissima sconfitta delle
sinistre nelle elezioni del 2001 e dal loro significato per ciò
che riguarda il voto dei lavoratori dipendenti, in maggioranza
andato al centro-destra dopo cinque anni di governi del
centro-sinistra. Inizia di qui una ricerca che documenta come
questo esito sia il risultato di una rinuncia nella teoria e
nella pratica politica all'ancoraggio a quelle che furono - e
non possono non essere - le radici della sinistra. È la storia
delle conseguenze della vittoria del capitale e delle dottrine
liberistiche che conoscono il loro massimo successo dopo la
conclusione della guerra fredda.
La sinistra si adegua e ritiene che la modernità coincida con
l'accettazione del primato dell'impresa sui diritti del lavoro,
declassati a costi non più tollerabili. Le cifre sui cinque anni
di governo del centro-sinistra scrupolosamente raccolte sono
impressionanti. Il confronto tra reddito del lavoro e reddito
da profitto e da rendita dà conto di uno squilibrio
assolutamente scioccante, uno squilibrio che favorisce lo
scoramento di parti grandi dell'elettorato di sinistra e,
dunque, apre le porte alla destra.
II cedimento al liberismo disarma la sinistra in modo tale che
l'opera del centrodestra, nel varco aperto dai governi di
centro-sinistra, diviene una vera e propria vendetta di classe,
con il ritorno dei lavoro a una condizione precedente alle
faticate conquiste della seconda metà del secolo scorso. È in
questa luce che si vede la insipienza istituzionale del
centro-sinistra, che tenta un compromesso istituzionale con chi
vuole unicamente rompere e scardinare il tessuto connettivo
della Repubblica, umiliare e sottomettere le classi che, con la
Costituzione, avevano acquistato una dignità nuova e la
consapevolezza dei loro diritti.
Ciofi estende lo sguardo agli Stati Uniti e alla globalizzazione
capitalistica: in quella che egli definisce, sulla scorta dei
fatti, una vera e propria «dittatura del capitale» che si
estende al nemico vinto, cui si nega una via d'uscita, nella
crisi, che possa essere onorevole e ne possa favorire un
ordinato inserimento in una rinnovata dialettica internazionale.
La Russia viene così, fatto fallire il tentativo di Gorbaciov,
ridotta alla mercé di un gruppo affaristico sostenuto
dall'esterno e unicamente interessato a garantire per se stesso
le spoglie delle parti redditizie dell'economia.
Dunque, il libro va ben oltre la denuncia della mancanza
occasionale della rappresentanza del lavoro, ma esamina il
complesso del fenomeno economico, politico e sociale chiamato
globalizzazione. In esso Ciofi vede, documentatamente, le
conseguenze della vittoria del capitale nella lotta di classe.
Una lotta che, lungi dall'essersi estinta, attraversa oggi la
fase dovuta a una sconfitta storica, da cui deriva una nuova
subalternità e una nuova oppressione del lavoro in forme talora
tradizionali, talora inedite, ma sempre tali da testimoniare la
verità del permanere di un conflitto ineliminabile tra capitale
e lavoro, sino alla realtà in cui oggi si vive. In essa la
vittoria capitalistica determina un privatismo universale,
soffocando il primato dell'interesse pubblico affermatosi dopo
la seconda guerra mondiale e giungendo sino alla privatizzazione
della guerra.
Ciofi vede nel movimento sindacale (si sente l'influsso della
grande stagione della lotta per i diritti nel 2002 italiano) e
nel movimento per un'altra idea di globalizzazione
l'avvio per un possibile superamento di quella scissione tra il
sociale e il politico che sembra costituire l'errore comune -
seppure speculare - alle sinistre politiche «di governo» o «di
alternativa» che esse siano. È possibile - si chiede l'autore -
una nuova. prospettiva riformatrice, una ripresa di senso della
parola socialismo? La leva non può che essere una rinata
capacità di interpretazione del lavoro nel tempo presente e
della sua rappresentanza, abbandonata e negletta.
Dunque, questo è un libro che non solo contiene una analisi
precisa di una realtà che smentisce i toni encomiastici dei
vincitori o le critiche superficiali di molti che pure non hanno
voluto rassegnarsi. Ma chiede uno sforzo nuovo a chi intenda che
le contraddizioni create dal capitale vittorioso siano tali da
minacciare la rovina non solo di una parte (il lavoro) ma con
essa una rovina più generale. È il caso della folle guerra che
ha moltiplicato la violenza, il terrorismo, la barbarie.
Socialismo o barbarie? L'alternativa antica, oggi ripresa a
sinistra, rischia di soffocare ogni spazio di riforma effettiva
del meccanismo economico capitalistico. La posizione è
ragionevole. Ma di qui deve iniziare una nuova ricerca. Dove è
stato il nocciolo dell'errore che ha portato ad una sconfitta
tanto grave come quella che ha generato lo sbandamento della
maggior parte della sinistra verso il cedimento avvilente (e
perdente) al liberismo? Dov'è che, anche dal punto di vista
della teoria, va posto l'accento per un rinnovamento reale - un
rifacimento da capo - della sinistra di trasformazione del nuovo
secolo? Questo libro ci aiuta a porci con più fondamento queste
domande, a scartare le risposte dettate dall'opportunismo o dal
propagandismo velleitario. E ci invita a continuare la ricerca:
consapevoli che un punto di partenza deve essere ben saldo. E il
punto di partenza è il lavoro umano, il suo significato, il suo
valore. Aldo Tortorella
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