Dalla parte del lavoro

 
 

"È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

                                                                                                                          (Costituzione della Repubblica italiana, articolo 3)

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Perché questo sito

Questo sito nasce dall’esigenza di esplorare la condizione, le trasformazioni, le ragioni del lavoro. Oggi, nel mondo globale e nella transizione italiana, è come se vivessimo in una realtà dimezzata.

 
 

Il lavoro accresce nell’interdipendenza la sua potenza sociale decisiva, e se si fermasse cesserebbe la vita stessa, ma nella cultura e nella politica è stato reso invisibile: non ha peso né rappresentanza, e dunque è declassato a entità secondaria, se non addirittura insignificante.
Il dominio strabordante del denaro, cui si vorrebbe uniformare l’intera società, ha trasformato il lavoro in un’appendice subalterna
del capitale, e la politica in un’attività al servizio dei ricchi e di nuove oligarchie. Al lavoro senza rappresentanza corrisponde la privatizzazione della politica. Perciò è necessario ricollocare il lavoro al centro dell’attenzione. Non solo nei suoi aspetti economico-sociali (e sindacali), ma anche nella sua dimensione culturale e politica. Il lavoro non solo come fonte (insieme alla natura) di ogni ricchezza reale, come motore dell’incivilimento e del progresso, ma anche come fattore costitutivo della persona umana e fondamento della libertà.
C’è un nesso dinamico e creativo tra la nuova dimensione del lavoro e il rinnovamento della politica. Se il lavoro non è una merce ma un diritto inalienabile, fondamento della moderna cittadinanza, esso diventa il centro della rappresentanza e della democrazia. E la politica s’innalza ai livelli più elevati dell’attività dell’uomo: seguendo Antonio Gramsci, la politica assume la dimensione di governo consapevole della società, di partecipazione collettiva volta a trasformare lo stato delle cose presenti.
Ma il lavoro come riferimento sociale della sinistra politica comporta una lotta a fondo contro l’antipolitica. Per questa via, le lavoratrici e i lavoratori associati possono prendere consapevolezza della loro condizione e della loro forza. Come dare rappresentanza politica a questa forza? In che modo i lavoratori e le lavoratrici possono riappropriarsi di un’autonoma e libera rappresentanza di se medesimi?
Di questi (e altri) temi intendiamo discutere, con il contributo di chi è interessato. Ogni opinione è benvenuta. Tuttavia un forum non basta, giacché in pari tempo è necessario operare. Perciò ci piacerebbe fare di questo sito un luogo d’incontro: certo per lo scambio delle idee, ma anche per l’arricchimento di esperienze reali.

 


 

  Paolo Ciofi

Economista e saggista, collabora con diversi giornali e riviste. In alcuni saggi pubblicati su Quale Stato, rivista della Funzione pubblica Cgil, ha esplorato negli anni più recenti i fondamenti sociali della trasformazione delle sinistre e della loro rappresentanza politica.
 
E' stato parlamentare e vicepresidente della regione Lazio, segretario della Federazione romana del Pci e segretario regionale all'epoca di Enrico Berlinguer. Ha ricoperto anche l'incarico di coordinatore del Dipartimento economico nazionale del Pci. Nel '68 ha promosso la lotta per il superamento delle gabbie salariali in provincia di Latina.

Tra i suoi libri
I monopoli italiani negli anni cinquanta
(Roma 1962); Il Psi di Craxi (Roma 1988, insieme a Franco Ottaviano); Passaggio a sinistra. Il Pds tra Occhetto e D'Alema (Catanzaro 1995).
 

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