Dalla parte del lavoro

 

 

Home page | Perché questo sito | Paolo Ciofi | Appunti | Attualità | Recensioni | Archivio | Email

  Lavoro, lavori
Lavoro e forza lavoro
 
  Il lavoro che cambia
Svalorizzazione del lavoro
Il lavoro intellettuale e scientifico
 
  Occupazione e salari
Privatizzazioni e precarietà
Il lavoro al femminile
Le età del lavoro
 
  Profitti e patrimoni
Declina il lavoro, declina il paese
 
  La crisi della rappresentanza
Berlusconi e il potere del denaro
La privatizzazione della politica
 
  Il lavoro nella Costituzione
Una sinistra fondata sul lavoro

 
 
 
Il lavoro al femminile

In Italia non esiste una ricerca complessiva sulla condizione del lavoro femminile, a riprova di una “disattenzione” evidente delle forze politiche e sociali.

 

Da “Il lavoro senza rappresentanza”.



    ...Tuttavia, se si intendesse costruire un sistema di indici adatto a misurare la svalorizzazione del lavoro nell’età della globalizzazione (e bisognerebbe farlo), non c’è dubbio che la condizione del lavoro femminile sarebbe tra di essi uno dei più rilevanti e significativi. Infatti, nonostante le conquiste delle donne nel secolo passato in concomitanza con il generale avanzamento dei diritti del lavoro, alcuni segnali sono oggi del tutto negativi: nettamente più elevata è la disoccupazione femminile (lo scarto tra lavoro femminile e lavoro maschile è del 33,9 per cento in Italia contro una media Ocse del 18,6 per cento, e nel nostro Paese è occupata solo una donna su due contro una media Ocse del 69 per cento), persiste (e si aggrava) il differenziale retributivo in contrasto con il dettato della Costituzione, massiccia e spesso preponderante è la presenza delle donne nei lavori atipici e precari.
In questo quadro, alcuni diritti storici della donna che lavora vengono attaccati e distrutti senza apprezzabili reazioni, spesso nel silenzio degli stessi movimenti femminili e femministi. Così, il divieto al lavoro notturno, introdotto in Italia nel 1997 e presente in Francia fino dall’Ottocento, è stato cancellato in entrambi i Paesi in omaggio a un malinteso “principio di uguaglianza”, sancito dalla Commissione europea: come se fosse normale per gli esseri umani, donne e uomini, lavorare di notte. Se si può convenire con le critiche mosse da una parte del pensiero femminista al movimento operaio per avere sottovalutato l’importanza delle relazioni interpersonali e di sesso, dando luogo a una visione ipertrofica del sociale, questo non giustifica oggi il vuoto di ricerca e d’iniziativa intorno ai diritti delle donne che lavorano. Perché, muovendo da una conquista di valore universale, non si è posto il problema di proibire il lavoro notturno anche per gli uomini? Affrontare il problema in questi termini non sarebbe un paradosso, o addirittura una provocazione, in un assetto socio-politico in cui i diritti delle persone vengano prima degli interessi del capitale. Resta il fatto che aver applicato quel “principio di uguaglianza” come un dogma ha portato a un’indubbia regressione. (51, 52)

 

la numerazione fra parentesi si riferisce alle corrispondenti pagine del libro

 
Copyright © 2004 ------------- Ingegneria 2002 ------------- Tutti i diritti riservati
Contattaci - Disclaimer