| I corsivi di Nuvola rossa | ||
|
Berlusconi recita la parodia di se stesso
e non sa che la crisi c’è Il Cavaliere a piazza San Giovanni? Un Pulcinella grottesco, un’avvilente parodia del Nerone di Petrolini, ossia di se stesso. Con un’aggravante da vergogna, che bisogna ricordargli e ripetergli ogni giorno: in un discorso di quasi un’ora il capo del governo non è stato in grado di pronunciare neanche una parola per i disoccupati, i precari, i cassintegrati. Per lui, plurimiliardario che ha accresciuto la sua già strabordante ricchezza, milioni di italiane e di italiani che soffrono nel dramma della crisi semplicemente non esistono. Come non esiste la crisi. E meno male che Silvio c’è, hanno intonato alla fine i suoi sodali dal palco, un nutrito codazzo di complici, nani e ballerine. |
||
|
Privatizzazione e moralizzazione della
politica Berlusconi meglio di Caligola Pochi se ne sono accorti, e molti hanno fatto finta di niente voltando la faccia dall’altra parte. Ma la forma più grave e radicale di privatizzazione è stata in Italia la privatizzazione della politica, che ha raggiunto il suo culmine con una legge elettorale che consente ai padroni dei partiti di nominare i parlamentari, una volta rappresentanti del popolo ed oggi semplici maschere di scena al servizio della volontà del capo. Berlusconi, che della privatizzazione della politica è stato il fervido teorico e l’esecutore materiale, ora dichiara di voler moralizzare ciò che ha sottratto a ogni controllo pubblico. Ma privatizzazione e moralizzazione della politica sono due categorie dell’agire umano tra di loro incompatibili e in perenne conflitto, come si vede a occhio nudo nella gestione della tanto amata politica del fare. In materia di privatizzazione non c’è dubbio che il Cavaliere si consideri un eroe, al punto da proclamare urbi et orbi: «Sono meglio di Caligola, ho fatto eleggere il mio asino». Sebbene ormai molti convengano sulla nobiltà d’animo di un animale tanto bistrattato, non è dato di sapere come abbia accolto il complimento Romano Comincioli, senatore in carica e stretto collaboratore dell’imperatore dei nostri tempi. Quanto alla moralizzazione, a cominciare dalla pulizia delle liste elettorali, la nomina dell’asino Comincioli non porta bene. «Compagno di scuola e poi manager, amico di Silvio Berlusconi», Comincioli, scrive Wikipedia, « per i suoi rapporti con la banda della Magliana venne imputato a Roma, poi assolto. Accusato poi di bancarotta fraudolenta, è stato latitante per alcune settimane. Infine imputato per le false fatture di Publitalia». Nulla da dire. Un profilo di indiscutibile professionalità, un esempio alto della politica del fare di cui ci si può fidare. Come del resto del suo padrone, che prima lo nomina e poi gli dà dell’asino manovrandolo a portata di capezza. |
||
|
I complici non vanno in piazza Al di là delle spensierate (e criminogene) previsioni di chi non l’ha prevista, la crisi infierisce in modo crudele su milioni di donne e uomini, di giovani e di anziani, di operai, precari, lavoratori dipendenti. E li demolisce nella loro condizione materiale e psicologica. Ma loro non si arrendono e scendono in piazza con la Cgil per chiedere una svolta: il governo, come si vede a occhio nudo e come denunciano anche i vescovi, per loro non fa niente. Perciò Epifani ha fatto bene a dire quel che doveva dire, dichiarandosi pronto per lo sciopero generale. Era ora: la storia secolare del movimento operaio dimostra infatti che se non lotti ti mettono sotto e nessuno ti concede niente. Che Sacconi se lo sia dimenticato è naturale. Ma il vero smemorato di Collegno è Bonanni, il quale, di fronte al dramma di milioni di lavoratori, è rimasto a casa ma non ha evitato di rilasciare una dichiarazione insulsa e offensiva: “C’è chi porta in piazza i lavoratori insieme ai partiti politici”. Non sembra un delitto, tanto più che i partiti politici in questi anni hanno fatto ben poco per difendere i diritti dei lavoratori. Piuttosto c’è da chiedersi: Bonanni, chi è costui? Un sindacalista? Un pantofolaio? Un extraterrestre? Un padrone del vapore? O forse, più semplicemente, un complice (recidivo) del Cavaliere? |
||
|
La repubblica degli incapaci “A 65 anni ho capito che non sono capace di fare politica”. Così disse Massimo Cacciari, oggi sindaco di Venezia, finalmente liberato da una responsabilità più grande di lui. Qualcuno potrebbe obiettare che l’illustre filosofo ha impiegato troppi anni per capire il lato pubblico di se stesso. Un cultore del pensiero negativo, o della lentezza del pensiero? Non lo sappiamo, ma tant’è: come suol dirsi, meglio tardi che mai. Sempre che il corrusco studioso di Nietzsche non impieghi altri 65 anni per capire il danno che un politico incapace può fare alla comunità. E renda perciò - con serena modestia - le dovute scuse ai cittadini della Serenissima e all’intero Paese. 2 nov 2009 |
||
|
Veltroni tra baffini e baffoni Goffredo Bettini, alto dirigente del Pd, sostiene che Veltroni è come Bucharin, condannato alla pena capitale dai tribunali di Stalin. Infatti l’ex sindaco di Roma, come il vecchio bolscevico, si sarebbe immolato per restare fedele al suo partito invece di trasferirsi in Africa. Insomma, i baffetti di D’Alema come quelli di Baffone. Ma non è finita: Bettini ci fa anche sapere che lui, a sua volta, sarebbe stato epurato da Franceschini. Pare di capire che l’atmosfera interna al Pd non abbia nulla da invidiare a quella che si respirava nel partito bolscevico degli anni trenta, all’epoca delle purghe staliniane. Ma è solo un modesto (e illuminante) caso in cui la storia viene trasformata in farsa. 12 ott 2009 |
||
|
L’Italia dei farabutti
Il-Più-Grande-Presidente-DelConsiglio-Di Tutti-I-Tempi
su un punto ha ragione: l’Italia è piena di farabutti. Ma che dire di un “imprenditore”
della droga e della prostituzione nonché della sanità
come Tarantini (o forse Tarantino?), e di uno stalliere
amico degli amici? |