"È
compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico
e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza
dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana
e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione
politica, economica e sociale del Paese."
(Costituzione
della Repubblica italiana, articolo 3) |
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Il
lavoro nella Costituzione
La
Repubblica fondata sul lavoro non è espressione di
una retorica costituzionale, né si risolve
in unesercitazione teorica perché il
valore sociale e normativo del lavoro non è scisso dalla
classe dei lavoratori, e anzi fa leva sul loro protagonismo.
Il diritto al lavoro viene collocato in una posizione centrale,
e diventa preminente rispetto agli interessi degli altri
fattori della produzione, in quanto mezzo necessario allesplicarsi
della personalità e, perché tale, in nessun modo
surrogabile . In altre parole, il lavoro assume il rilievo
di fondamentale criterio di valutazione sociale. |
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E ciò è leffetto di un grandioso moto
storico di emancipazione.
La trama dei diritti che tutelano il lavoro è assai
fitta, tanto da costituire un vero e proprio tessuto connettivo
dei rapporti etico-sociali, economici e politici, indicati nella
prima parte della Costituzione. Si va dal diritto ad una
retribuzione proporzionata alla quantità e qualità
del lavoro, in ogni caso sufficiente ad assicurare una
esistenza libera e dignitosa, al diritto al riposo settimanale
e alle ferie annuali retribuite cui non si può rinunciare
(articolo 36), alla parità di retribuzione tra donne e
uomini per pari lavoro (art. 37), al diritto alla pensione e allassistenza
sociale (art. 38), alla tutela della salute come fondamentale
diritto dellindividuo e interesse della collettività
(art. 32).
La Costituzione della Repubblica si configura dunque come
un impianto del tutto nuovo rispetto al passato e in grado di
contrastare lassolutismo padronale del presente, impostata
comè sopra unampia e moderna visione dei diritti,
non più limitata allambito dei tradizionali diritti
civili di stampo liberale, oltre che su una diversificazione delle
forme di proprietà e dimpresa. |
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La Carta fondamentale non è più un compromesso
poi travolto dal fascismo e dalla guerra - tra popolo e sovrano,
per garantire i diritti di quello e limitare larbitrio di
chi regna, ma un patto tra diverse classi sociali, e diverse correnti
politiche, che riconosce nel lavoro il fondamento dello Stato,
e nei diritti sociali la nuova dimensione della cittadinanza.
I lavoratori-cittadini conquistano contemporaneamente il
diritto di organizzarsi liberamente nei sindacati e nei partiti,
perché ai nuovi diritti sia data attuazione. Non più
deleghe al sovrano (per casato o per censo), o a ristrette élites
politiche: la politica acquista essa stessa una dimensione sociale.
Scendono in campo i partiti di massa, la democrazia che
si organizza. Se dunque il lavoro costituisce lidea-forza,
ma anche la forza materiale, che trasforma lintero ordinamento
e apre unaltra fase nella nostra vita civile e democratica,
non è retorica sostenere che la Costituzione rappresenta
un trapasso di civiltà, e proprio perciò ha piantato
radici tali nella storia del Paese che non possono essere strappate
senza conseguenze incalcolabili
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(Il lavoro senza rappresentanza, pp. 83, 84, 85). |
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Una
sinistra fondata sul lavoro
"La rappresentanza
del lavoro rimane in ogni caso un passaggio ineludible perché
quando essa viene oscurata o addirittura cancellata, come è
accaduto nel "socialismo realizzato" e come accade nella
globalizzazione capitalistica, il lavoro medesimo viene oppresso,
reso subalterno e nell'ipotesi peggiore considerato una mera appendice
del capitale, alla stregua di una protesi inanimata. Ma la valorizzazione
del lavoro, che costituisce il motivo conduttore e il profilo
programmatico della nostra Carta fondamentale, è la base
materiale e culturale per la valorizzazione della persona, la
premessa della libertà e dignità di ogni essere
umano. Perciò, dopo la catastrofe del "socialismo
reale" e in presenza dello sfruttamento senza limiti imposto
dal turbocapitalismo, si rendono necessarie una nuova teorizzazione
del lavoro, una teoria e una pratica della politica che facciano
asse sul lavoro".
"Alla domanda stringente, e non certo rinviabile ad altra
epoca storica, su come si possa oggi costruire un'autonoma e libera
rappresentanza del lavoro in Italia, la risposta mi sembra semplice
e chiara: assumendo senza esitazioni la Costituzione come piattaforma
per un movimento politico di massa, e per la definizione di un
programma di riforme antiliberiste"
...................................................................................................................
(Il lavoro senza rappresentanza, p. 283).
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